Dov'è finito il mio tempo del racconto?
Fra un'inquadratura spiata in un cinema d'essay di Pordenone o nel sogno di condividere una passione fino a non dormirci la notte. Fra pagine di tesi, la mia, e pagine di tesi, quelle degli altri. Il senso di impreparazione culturale mi coglie più forte quando meno me l'aspetto e mi pietrifica l'intestino fino a bloccarmi, a tradimento, il respiro. Guardo la mia bella professoressa, dal viso d'attrice francese, l'ascolto ascoltarmi e poi sussurrarmi parole che rallentano i tempi della tensione. Mentre l'osservavo salire sul treno e sparire all'interno della carrozza, speravo intensamente solo di aver la possibilità di imparare ancora da lei.
E l'alba della domenica, che prima era furia di libertà, si leva ogni settimana come il momento del riposo fisico e mentale. Vorrei venire a incontrarvi, riposarmi nelle nostre case virtuali, appoggiarmi su una vostra frase e veder sfilare i vostri testi fino alla fine senza l'ansia dei troppi appuntamenti.
Intervisto anziane donne in questi giorni. Attraverso il sapere delle loro mani gesticolano storie talmente dense da annientarmi per vari giorni. Al montaggio di questi video mi si svela il senso stesso dell'essere donna, pazzia di fotogrammi mi fa credere che si possa salvare ancora qualcosa.
A teatro sono morta con Elisabetta Pozzi per tutto il tempo di Max Gericke e il sorriso dell'attrice che recupera il suo corpo è stato anche la mia dolorosa resurrezione.
31 gennaio 2009
Il tempo del racconto
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guccia
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08 gennaio 2009
Ai bambini palestinesi si ferma il cuore
Non si può restare indifferenti al massacro israeliano a Gaza di questi giorni. L'olocausto non può essere la scusa dietro cui nascondere il genocidio allora subito, oggi perpetrato. Si innalzano muri non solo in terra di Palestina, ma anche contro il buonsenso nascondendosi dietro un presunto antisemitismo, di facile risultato politico. I governi di Israele con i loro crimini di guerra sono i primi responsabili della stessa distruzione del movimento pacifista israeliano. Ma non voglio adesso parlare di simboli: di Sabra e Shatila, del piccolo Muhammad al-Dorra o magari di Rachel Corrie.
Mi vergogno della stampa italiana e di quel che resta di sinistra nel PD. Ho persino letto articoli in cui si dice che Israele sta facendo di tutto per limitare i danni alla popolazione civile. Per questo si bombardano gli ospedali? Si spara sui profughi che tentano di varcare la frontiera del loro stesso Stato e che il loro Stato non ha diritto di controllare? Si distruggono scuole dell'ONU? Si spara sui cortei pacifici di protesta? Si rinchiudono famiglie intere in una casa per poi bombardarla?
Il nostro paese ha liquidato la verità storica, ha dimenticato che in questo conflitto c'è chi ha ragione e chi ha torto, confuso politicamente resistenza e terrorismo (messo alla pari razzi artigianali sparati per difesa e un esercito massiccio sostenuto dalla superpotenza americana), nascosto il genocidio. In questo modo non si arriverà mai alla pace. Volutamente non si è arrivati alla pace. Pace è sinonimo di verità e di giustizia.
Nel 1948 Israele non esisteva. Ad oggi ai Palestinesi resta poco più della striscia di Gaza. Nel 1948 la Palestina non era un deserto, un cumulo di macerie. Guardando la cartina che descrive la perdita delle terre palestinesi non si può non pensare al genocidio, non si può non arrivare a credere che Israele si fermerà solo quando lo stato di Palestina non esisterà più (e di fatto ormai non esiste). Il rapporto, si diceva anni fa, è di uno a cinque. Per un israeliano ucciso cinque palestinesi cadono. Oggi, se si dovesse fare lo stesso macabro rapporto non ci sarebbe più proporzione. Su questo conta lo stato di Israele?
Ci siamo fatti mangiare il cervello con lo scontro di civiltà e adesso i bambini, in Palestina o meglio in quel che rimane della Palestina, non solo muoiono sotto le bombe (75 solo negli ultimi giorni), ma muoiono d'infarto per il freddo e il terrore.
Cosa resta da dire all'umanità quando il cuore di un bambino si ferma?
Mettetevi una mano sulla nostra sporca coscienza di occidentali, sull'insulto degli accordi di Oslo e provate anche solo a farvi venire il dubbio, per un minuto, chiedendovi se c'è anche la più remota possibilità che l'informazione vi abbia corrotti. Provate nel minuto successivo a pensare a cosa fareste voi se foste palestinesi. Poi chiedete prima la verità e poi la pace.
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guccia
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