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07 dicembre 2007

Sentimenti sparsi raccolti prima di un'altra piccola partenza

Nella sala d'aspetto della stazione di Bologna - stuprata dalla bomba - resiste ancora la simpatica figura di un anziano signore, sempre mezzo assopito, che, seduto sul suo sgabello troppo alto, col gomito appoggiato ad un piccolo tavolino e il mento a sua volta appoggiato alla mano dalle dita gonfie, aiuta i viaggiatori a leggere i - peraltro chiarissimi - orari del treno grazie al suo vocabolario ambientale di lingue. Forse annaffia, ogni tanto, la piccola stella di Natale che qualcuno ha posto in memoria della strage. A lui, adesso, e soltanto a lui, vorrei chiedere la storia dell'uomo investito dal treno per Venezia che ha accumulato mezz'ora e una vita di ritardo.
A fianco a me una donna sfoglia riviste di gossip e lancia qualche rapida e ansiosa occhiata alla telecamera, dietro la quale ci spiano moderni dèi fantocci il cui braccio dovrebbe essere più veloce del frammento infinitesimale di tempo che innesca la bomba, sirene che dovrebbero superare in decibel l'assordante clic che precede l'attimo dello scoppio. Natale a Gerusalemme.

Abbiamo cominciato ad intervistare giovani donne. Ho comprato un registratore vocale col quale ho salvato storie senza odori, ma di grande sapore, e rumore di caffè. Rispolvero i miei incontri momentanei, nascondo la timidezza sotto maglioni pesanti e sorrido, desiderando ardentemente il racconto e di raccontarmi a mia volta. Scopro veramente l'antropologia e me ne invaghisco. Scopro che cosa desidero e parlo con chi fa quello che amo, collaborando con loro, lasciando crescere amicizia saporita e stima. Sbobino per ore, attivando papille gustative ad ogni sfumatura nei toni di voce, fino ad avere prurito agli occhi. Attraverso la pianura fino a portare la panda grigia sporca a cozzare contro le prime, improvvise, colline. Canto.

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?

Domani parto per il lago maggiore, mi lascio proteggere la schiena dal Monte Rosa, stupisco per la creatività degli artigiani improvvisati dei mercatini di Natale e di certo non resisterò a comprare un altro paio di orecchini e chiacchierare con le mani che li hanno creati per portarmi via, in un sacchettino di carta colorata, pietruzze e passato.

16 commenti:

Gloutchov ha detto...

Sai che non sono mai stato sul lago maggiore... uffi! Ti invidio un pochetto!! :)

Carlotta ha detto...

Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...

Buon viaggio

Carlotta

guccia ha detto...

Senza finale quei versi quasi perdevano senso, ma vi immaginavo cantarli a memoria e finire voi stessi la canzone...

:*

Radiant ha detto...

Lago Maggiore? Ahpperò, vieni quasi dalle mie parti! Spero che il tempo sia bello... Se fai qualche variante di percorso verso il - da te citato - monte Rosa dimmelo, ti offro un caffè! ;)

Lo'

maurob ha detto...

Bello il lago maggiore ... un posto interessante...

kabalino ha detto...

bello, bello il post...la malinconia del lago maggiore in questa stagione è devastante...ma pure di struggente bellezza ;)

Lieve ha detto...

Belle le immagini di partenza, la propria e quella degli altri...I viaggi, anche quelli più brevi sono sempre esperienze importanti ^^
Buon divertimento sul Lago Maggiore, e buoni acquisti nei mercatini di Natale...li adoro anche io o_0

Ed ha detto...

Buona vacanza!

Maurizio ha detto...

Il tuo viaggio ha la coda. Di carta. Come quella degli aquiloni. Il tuo viaggio ha orecchie che contengono i liquefatti personaggi dell'esistenza e che escono come un fiotto caldo rimasto intrappolato dopo un tuffo. Il tuo viaggio ha mani con le quali toccare quel porco animale meccanico che sgranocchiando chilometri, lampeggia di riflesso sull'intermittenza di bianco vernice.
Au revoir.

Anonimo ha detto...

Incredibile come scrivi bene
Irlanda

chit ha detto...

Concordo, impossibile passare per quella sala d'aspetto e non avvertire almeno per qualche attimo, una vibrazione forse che dà uno scrollone al cuore. C'è la lapide a memoria, ma molto di più dicono quelle mura e la sete di una verità ancora con molti punti oscuri.Ma la vita DEVE proseguire e quindi... buon viaggio verso i mercatini e buon weekend ;-)

Gianfranco ha detto...

Buon viaggio, Guccia. Ed è un sollievo sapere che a percorrere questi chilometri sarai tu, capace di viverli tutti, capace di non sciupare nulla...

elena ha detto...

Ho scoperto il tuo blog quasi per caso, cercando idee di libri da leggere.. ma dall'impressione che ho avuto dai primi post è stata una grande fortuna capitare qui!
Spero che sia stata una bella vacanza (il lago e l'acqua avranno aiutato sicuramente!) e che tutto vada bene!
Elena... quella del turno A di Rodolfi :)

Franca ha detto...

Quanta vita raccontata con poche parole.
Stazione di Bologna: una ferita ancora aperta

guccia ha detto...

Elena, ho problemi a contattarti via SMS, mandami una mail, andiamoci a prendere quel famoso caffè, non perdiamoci di vista!

giulia ha detto...

Un altro bellissimo post... Scusa ti ho un po' trascurata, ma tu sai che non sono stata molto bene, ma sono tornata, Un abbraccio Giulia