Google
 

28 dicembre 2006

Paris c'est toujours Paris (e Milano è sempre Milano)


Avverto chi è entrato qui per la prima volta che questo NON è il sito di "Turisti per caso". Inoltre, avverto i gentili turisti di non pretendere di entrare al Louvre a Natale e neppure di Martedì.

Il viaggio per immagini è già pronto sul solito link guccia FOTO ora cerchiamo di pubblicare il viaggio attraverso le parole anche se, ormai, 8 Gennaio, mi sembra di essere tornata da decenni. Abbiamo non-visto talmente tante cose...
L'altro ieri ho lasciato il mio bel golfo sormontato dal faro che mi ha sempre ricordato un polmone, il polmone della mia città, che si contrae in sincrono col mio respiro. Ho osservato il Duomo alzarsi sulle punte nell'estremo tentativo di non farsi soffocare dalle costruzioni del nuovo porticciolo turistico, dopo essere riuscito a dominare persino il porto commerciale. Che peccato sarebbe non poterlo più vedere arrivando col treno, essendosi appena abbandonati alle spalle le dolci colline marchigiane illuminate dalla forza suicida del sole di dicembre. Il mio treno, però, andava in direzione opposta ed erano già solo ricordo quelle belle giornate limpide d'inizio d'anno che mi permettevano di vedere le punte innevate dei sibillini dalla terrazza di casa. Ho visto quindi sparire il mio golfo nella foschia fino a farsi mare.
Ma questo è un altro viaggio, sempre il solito e ogni volta diverso.
Abbiamo preso il treno per Parigi - Bercy alle 22:59 del 23 Dicembre allora 2006. Il capocarrozza ci ha addirittura accolto sulla pensilina (e non era un treno francese!), ci ha ritirato i documenti, chiesto cosa volevamo mangiare e poi ci ha mostrato le cuccette. L'importante è non soffrire di claustrofobia, per il resto non è male non-dormire sballottati dai binari e dal macchinista sportivo. Non vi dico come mi sentivo esaltata da tutto, ma soprattutto dal lavandino apribile e dal vaso da notte... immagino che sicuramente qualcuno avrà tentato di trattenere l'urina per spargerla appena entrati in territorio francese.
Facciamo colazione in camera mentre dal finestrino sfilano fiumi e paesini dalle ricche luminarie ancora avvolti dalla nebbia. All'improvviso (improvvisamente in quanto eravamo troppo impegnati a cercare di trasformare i letti in sedili) la periferia di Parigi che mi scopre col croissant ancora in bocca.
La prima informazione la chiediamo ad una ragazza che si è sistemata davanti la faccia un cartello con su scritto "parlo italiano" e il sorriso che ci rivolge è allegato direttamente al pezzo di cartone esposto sul vetro.
Riusciamo a procurarci due carte Paris-visite valide per tre giorni di scorrazzate folli in metropolitana (metropolitana che conta circa 25 linee 0_0). Sono talmente felice che fotografo persino le strade deserte di quella che è la vigilia di Natale parigina. Alcuni pompieri hanno parcheggiato il camion davanti la stazione di Montparnasse e hanno organizzato una partita ad Hockey. Approdiamo all'Hotel des Invalides dopo che Gabry, con mia immensa meraviglia, ha già perfettamente imparato a muoversi nella capitale... sarà forse perché proviene dalla piccola capitale... comunque riesce, non mi spiego come, a comunicare in francese e a portarci sempre esattamente dove desideriamo andare. La magnificenza del sepolcro di questo veramente basso (perlomeno di statura) personaggio non ci stupisce più di tanto e, adeguatamente schivato il museo dell'armeria, siamo già a Notre Dame, ovviamente non prima che Gabriele abbia dato indicazioni ad un anziano parigino... ammetto che questa cosa cominciava un pochino a darmi sui nervi!
Avvolta in un piumino con cappuccio esquimese osservo il classico signore delle briciole che attira i poveri malcapitati turisti con la scusa di poter fare una foto con migliaia di volatili addosso... che poi sono gli stessi bolognesi che se un piccione gli si avvicina poco poco al piede in Piazza Maggiore lo mutilano. Invece li guardo sorridere felici delle probabili malattie acquisite come pure degli escrementi lasciatigli addosso dagli animali, che tirano via con un sorriso e un fazzoletto usa e getta. Comunque, lo ammetto, la cosa fa atmosfera. La vista della cattedrale è in parte coperta da un enorme albero natalizio e io mi spreco in fotografie-cartolina. Ci facciamo persino scattare una foto insieme e ci tagliano via i piedi senza pietà. All'interno della cattedrale è in corso una molto scenica messa di Natale, si respira puro incenso, l'archittettura imponente è (poco) illuminata da vetrate coloratissime che quasi stonano col grigio-oro dominante.
In un attimo ci rapisce il dedalo di viuzze dai negozi addobbatissimi del quartiere latino dove la fame ci impone di entrare in un locale Greco-arabo-francese dove riempirci lo stomaco fino all'inverosimile con una baguette ripiena di kebab e... patatine fritte! Dal ponte scopriamo una Senna trafficata da battelli-ristorante.
Andiamo ad appoggiare i bagagli in albergo. La camera si trova in Boulevard Sebastopol 112 ed è al sesto piano di una tipica via del Marais... camini fin dove arriva lo sguardo.
Nel tardo pomeriggio affrontiamo la scalinata del Sacre Coeur per aspettare il tramonto lungo le finte viuzze di Montmatre, quartiere dei ritrattisti che cercano di attirarci coi più melensi complimenti. Tutto sommato non ci dispiace affatto aver deciso di visitare anche questo quartiere tanto snobbato dai viaggiatori seri e non ci dispiace essere entrati in un bistrot e di aver sorseggiato vin chaud mentre fuori andava facendosi notte. Il mio fisico ormai congelato è rinato davanti ai fumi e la lingua si è sciolta entusiasta, ho mandato ridicoli sms a chiunque avessi in rubrica. Se di visita trash si tratta non possiamo esimerci dal passare davanti al moulin rouge pieno di cretini, come me, che lo fotografano. Ceniamo al quartiere latino (non andate al Bistrot 30): zuppa di cipolle insapore, fettine fritte con sopra crema di funghi e spezzatino accompagnato da pastasciutta scotta e scondita... e si che in Alsazia avevamo mangiato benissimo.
La mattina seguente ci alziamo curiosissimi di testare la colazione abbondantissima dell'albergo e la testiamo eccome!
Il Louvre risulta essere chiuso e ci troviamo senza meta, convinti di passare tutta la giornata lì dentro. Mi si ibernano le mani mentre passeggiamo per i giardini della Touilleries fino a piazza della Concorde. Ci becchiamo un'altra messa di Natale alla Madeleine. Decidiamo di sostituire il Louvre con il centro Pompidou e ne restiamo davvero affascinati, un bravo a Renzo Piano come pure agli organizzatori della mostra sul montaggio cinematografico... ci godiamo Léger, Man Ray, Moholy Nagy... Sperimentiamo l'ebrezza di comprare cinque francobolli alla macchina automatica delle poste. Pranziamo con ottime tartine e golosissimi caffè viennesi. Il giro trash alla torre Eiffel by night non si rivela poi così trash, con la torre avvolta dalla nebbia e la punta che vi spariva in mezzo tra un cielo grigio da neve e tutto illuminato di luce arancione. Prima di addormentarci guardiamo Harry Potter in francese alla TV :D
Rispetto al giorno precedente al Louvre hanno acceso le fontane ma la porta è sempre sbarrata con gli inservienti all'interno che sembrano affacciarsi solo per farti più rabbia. Stavolta l'immenso museo sarà sostituito dal Musée d'Orsay dove ci facciamo una pera di impressionisti ma dove la nostra attenzione è tutta per Millet e Maurice Denis (le illustrazioni per il libro di San Francesco). Schiviamo completamente le sale dell'art nouveau. L'architettura di una vecchia stazione restaurata e adattata a museo contende l'attenzione alle opere importantissime che contiene. Arriviamo a la gare Lyon con un'ora d'anticipo e mangiamo l'ennesima baguette gelida ma ricca con due caffettoni doppi bollenti. Una volta fatto a pugni con le migliaia di persone che salivano sul nostro TGV, doppio anche lui, ci lasciamo andare sfiniti a leggere e ad osservare una campagna appena innevata. Una sbirciatina alle foto digitali, camille e succhi di frutta nello zaino, Gogol e Hugo, la promessa di tornare insieme.
Il "racconto" sarebbe finito ma alla stazione di Milano il nostro italianissimo inter-regionale diretto nel profondo sud è partito senza riscaldamento e con mezz'ora di ritardo. Continuo a pensare a quella gente che si è fatta tutta la notte al gelo e con posti insufficienti e Dio se mi monta la rabbia. Chi se ne frega, tanto erano tutti meridionali ed extra comunitari! ...Che bello essere tornati in Italia... la realtà ci coglie come un pugno. Per sfogarmi mi affido ai tanti siti di pendolari incazzati e organizzati e "leggo" Le Figaro... che poi, Cristo, è un giornale di destra! Meglio buttarsi sulla pastasciutta.

5 commenti:

Passero ha detto...

Veramente belle le foto.
Parigi è proprio bella.
Aspettiamo il resoconto testuale.

Lorenzo ha detto...

Come soglio scrivere sovente in questi casi (uella, che lessico ricercato quest'oggi! :D ), citando un vecchio disco degli ELP: Welcome back, my friend, / to the show that never ends. :D

spina ha detto...

ciao Guccia...
.. ho visto Giulià e m'ha detto che sta sera è a Parigi...
.. se ve beccate vojo foto!!
in ogni caso passa una bella serata
buon anno a te e a Gabri
ciaooooooooooooooo
dani

Radiant ha detto...

Ottimo resoconto! Grazie per aver condiviso con noi questa bella esperienza che hai fatto. ;) L'unica cosa è che, dopo aver letto, non smetterò di rosicare fin quando non sarò riuscito anch'io a fare un girò laddove sei stata tu... :D

guccia ha detto...

- Parigi è bella, si, ma non sono riuscita a farmela scivolare del tutto nel cuore. Preferisco altre mete ma a Parigi bisogna pur tornare almeno un paio di volte :)
- Davvero un bell'augurio e speriamo never.
- Visto il sangue forse Rom non posso che dirti: Parti! Penso che i viaggi siano le migliori esperienze di un uomo e che alla fine ricorderemo soprattuto i posti che abbiamo incontrato e rimpiangeremo quelli che ci sono sfuggiti. Chi viaggia ha sempre qualcosa da raccontare. A proposito di Rom è nato Sion al campo nomadi di Roma... benvenuto piccolo :)
- Giuliano era a Parigi che io ero già tornata purtroppo ma l'ho sentito comunque per telefono... aspetto il prossimo cineforum :P