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07 ottobre 2007

La polpa indifesa del caco.

A me l'autunno fa un bell'effetto. Mi accoccolo dentro un maglione enorme e mi sistemo vicino al termosifone. Mi viene voglia di fare, ricomincio a sentire il bisogno di scrivere, immagino la prossima neve, divento riflessiva e aspetto la domenica di festa per godermi i nuovi colori delle colline e delle città d'arte. I frutti dell'autunno, poi, soddisfano il mio gusto come nessun altro sapore: i cachi, le castagne, la zucca, i funghi, la polenta. Ho voglia, come un felino, di cibi grassi per prepararmi al freddo dell'inverno, ho voglia di sapori nuovi per far uscire il corpo dal tunnel del lavoro ripetitivo.
Il nuovo micetto tigrato trova ottimo che io mi sia rimessa a studiare: le mie gambe sono patria sua, visto che per ore non mi schiodo dal tavolo, per potersi accoccolare al caldo facendo due fusa riconoscenti ogni tanto, sbadigliando e guardandomi curioso con quei due occhietti tondi e pestiferi. Io ci guadagno una morbidezza che non ha pari che ristora il mio tatto corteggiato solo dai solchi che lascia sul foglio il mio tratto pesante. Forse per questo gatti e intellettuali vanno tanto d'accordo.
Isolo un pensiero dal flusso continuo di parole che disordina la mia mente, incitata dalla stanchezza mentale e dagli stimoli continui prodotti dallo studio:

La grande pianura, costretta dalla mietitura a scoprire il proprio orizzonte, con falsa pudicizia, si adorna di una nebbia leggera, un velo semitrasparente.
I rami tetri degli alberi sono carichi di cachi vivaci e succosi la cui polpa è messa facilmente a nudo dalla precaria promessa della loro pelle liscia.
Senza altro bisogno che di mani ansiose di portarsi alla bocca un sapore dimenticato, mette radici il seme nel ventre di una donna che ha deciso di annullarsi per due vite che iniziano dove finisce la sua.
Le femmine maturando concimano la loro propensione al sacrificio.
Oltre il vetro sporco di pioggia sinfonia d'autunno e consapevolezza che l'uva è già mosto e non sarà mai vino.

13 commenti:

Gianni ha detto...

E' bello ciò che scrivi ed è bello il suono delle parole che portano ovunque i tuoi pensieri.
Un saluto affettuoso ed una carezza al nuovo micetto.
Gianni.

Ed ha detto...

I cachi mi hanno sempre affascinato: sugli alberi rimangono loro, dopo che sono cadute le foglie. Le immagini che descrivi corrispondono molto a quello che c'è qua intorno. Ma l'uva diventerà vino eccome e poi lo berrò ;-)

lupakkio ha detto...

Come mi piace leggere i tuoi post.. il tuo giocare con le parole è davvero eccezzionale ed emozionante.

Matteo...
Testa alta e sole in faccia!!!

Choppa ha detto...

l'immagine del maglione mi ha fatto venire un caldo bestiale.
E' l'otto ottobre e qui ci saran trenta gradi ma dove andremo a finire signora mia....

Gianfranco ha detto...

Pure a me l'autunno fa un bell'effetto, non fosse altro che qui ancora pantaloncini e maglietta... Le caldarroste sono tra i miei passatempi preferiti, ma quest'anno dieta, dovrò accontentarmi del profumo. Mi rendo conto di non essere granchè come intellettuale, io sono più per i cani che per i gatti, anche se mi rendo conto che potrebbe apparire un nonsense. Sta di fatto che i felini una grande simpatia non me la ispirano...
Non ho capito quella del seme, Guccia, ci stai dando una dolce notizia? :)
Si sta come d'autunno...

guccia ha detto...

No, no, la maternità è sempre nella mente e nel cuore di una donna, ma niente bambino per ora.

A costo di sembrare patetica spiego "la cosa". Tutto è partito da una riflessione sulla propensione al sacrificio delle donne, è quasi una condizione naturale per noi e matura insieme alla crescita. La pianura padana è la donna che non ha paura di scoprirsi. La mietitura è stato un atto indipendente dalla sua volontà, ma poi si copre con una nebbia leggera, semitrasparente. Il caco è un frutto dalla pelle estremamente tenera, non è difficile raggiungerne la polpa, l'arrivare al succo non prevede grandi sforzi nè molto tempo. Gli uomini spesso "seminano" con troppa facilità e, considerando che la donna, nei secoli, ha sacrificato la propria felicità a favore di quella della famiglia, la seconda donna è una che annulla la sua vita per quella del marito e del figlio. Arriva l'autunno, ma per quella donna l'uva è ormai mosto (cibo povero, che serve a nutrire la famiglia) e non sarà mai vino (bevanda superflua che serve all'allegria, alla convivialità, insomma, a godersi la vita a tavola con gli amici)...
(e non è una favola moralista sul sesso, per carità! Il sesso non è concepimento).

...

Irlanda ha detto...

Adoro i tuoi post.

Gianfranco ha detto...

...

unonn ha detto...

Un saluto. ;-)

Franca ha detto...

Queste tue parole sono molto belle, e io ho avuto la fortuna di ascoltarle per prima

chit ha detto...

Bel post, bravissima.

L'autunno e l'inverno sono belli proprio per questo. Permettono di ritrovarsi un po' con se stessi e con le cose "care" che permettono di stare sereni. Sia un libro, un foglio e una penna, un pc e poi... il gatto, come potrebbe mai mancare in una scenetta del genere?! :-)

Richie ha detto...

AHHHH i kaki, è un po' l'unica cosa dell'autunno che mi piace... sono buoni da mangiare quando sono maturi, quando sono acerbi sono un ottimo succedaneo di proiettili. Mi ricordano i miei giochi dell'infanzia.

Bellissimi accordi hai suonato qui Guccia.

Rita Charbonnier ha detto...

Che bello, Guccia... come ti ho scritto anche sul mio blog, non pensare solo ai tuoi cassetti, ma anche alle librerie degli altri...

(Abbracci e COMUNQUE ci si vede alla manifestazione)

Rita