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28 ottobre 2008

Strimpello due note di solitudine in vostra compagnia

Una giornata di semi libertà dopo tanti giorni passati agli arresti domiciliari di libri che non ho scelto di leggere. Di che mi lamento? Li ho amati lo stesso ed è sempre un privilegio poter ancora permettermi il lusso di studiare a tempo (quasi) pieno. Sarò un po' lenta oggi a mettere insieme delle parole, ma per niente al mondo rinuncerei a quella mano sotto la pancia della mia gatta nera. Lunga, scura e lucida come un fiume di notte. Le sento il cuore, la sento viva. Sono io a farle le fusa, che nella vita bisogna innanzitutto essere capaci di dare. Io e i suoi occhi giallo-verdi guardiamo le anime ancestrali che sono rimaste imprigionate fra le crepe - le rughe - di questo appartamento lontano dal mare che abbiamo iniziato a consumare insieme ormai sette anni fa.
Piove. Non so più per quanto tempo ho aspettato la pioggia. C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo. Io guardo le nuvole gonfie e le strizzo col pensiero, perché non esiste nient'altro al mondo che sappia creare in me quello stato naturale di lieve malinconia che mi riempie di voglia di fare. Da sola. Goccia inchiostro sul foglio, picchiano le gocce alla finestra. Ed è un suono che porta lontano: mi sento piccola piccola in viaggio su una foglia rossa che si è appena staccata dal ramo e va a colorare il grigio marciapiede. Talmente piccola da bagnarmi in fiumi che scorrono nelle linee della tua mano.
C'è quel mare troppo lontano, che durante l'ultimo viaggio era in burrasca. La schiuma bianca a gareggiare in luminosità con le nuvole a macchie. E dietro a tanta intensa e lacerante bellezza non poteva che esserci l'est. La minaccia di una nuova guerra, i soldati, le macerie e poi quella letteratura e quella musica (la mia), quel caldo pane profumato a scaldare le dita in una bettola di Sarajevo.
Vi ripropongo per l'ennesima volta un pezzo del lungo e pericoloso viaggio di un uomo dentro se stesso e in un paese lacerato, dove la trageda rimane dietro la nebbia perché il cinema non ha mezzi per raccontare tanto orrore. Un uomo a salvare fantasmi di memorie visive. Perché il cinema, la fotografia fanno parte del nostro album di famiglia mondiale. Mi piace, da quando ho letto un post di Marina, pensare che viaggiamo tutti sulla stessa astronave.
Sopportatemi, oggi va così e basta.



Poi mi è tornata agli occhi questa inquadratura e mi sono di nuovo emozionata. Un uomo con un bagaglio di vita troppo pesante per poter volare. Ma che avrà comunque saputo salire in alto nella maniera più umana possibile. Sono i peccati a dare concretezza ad un'anima. E noi, impietosi voyeur, impietosi amanti del cinema, stiamo lì a guardarlo nascosti dietro la finestra. Nudo. Lui che ha vissuto, noi che sopravviviamo.



Stasera esco, dentro quel maglione blu sformato. E appendo alle orecchie i soliti vecchi cerchioni di rame portandoli fra le gente come si porta una bandiera.

6 commenti:

Passero ha detto...

Sopportarti è un piacere.
Io la pioggia la detesto, a Bologna la sopporto per i portici.
Studiare è un bellissimo privilegio.

Ed ha detto...

Ehi, o è la pioggia che ti mette male o è il calo di tensione del dopo esame. In ogni caso: su con la vita, eh!

Franca ha detto...

"...che nella vita bisogna innanzitutto essere capaci di dare..."

Vero. Ma fa piacere quando qualcosa, anche piccolo, ritorna...

marina ha detto...

Non ti sopportiamo, ci incantiamo!
oggi tu hai dato...
marina

giorgio ha detto...

Ti ho scoperto da Marina e ti linko subito. Ho scorso il tuo blog che mi ha fatto vivere il cuore. Grazie.

stellavale ha detto...

Sai, mi manca molto l'università....