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29 gennaio 2007

Il grande capo. Pasolini prossimo nostro.


Mezzanotte è un buon orario per parlare di cinema

Per nulla al mondo mi sarei persa un film di Lars Von Trier. Custodisco Dogville (ma anche altri Suoi) nella mente come uno dei più bei film che io abbia mai visto e allo stesso modo conservo gelosamente la mia inaccettabile interpretazione personale sul Film. Se lo odiate dopo questo lo odierete anche di più (l’ha fatto anche per fare incazzare voi), se lo amate (non ci sono mezze misure col Von) lo dovete andare a vedere per forza.
Certo mi aveva sconcertato quel “una commedia di Lars Von Trier” almeno quanto i titoli di testa in tipico “font Almodovariano”. Mi sono immediatamente chiesta: possibile che abbia così bisogno di soldi? E anche: va bene la politique des auteurs ma non può essere solo questo.
A sostegno di questo legittimo dubbio la sala strapiena di gente… coi pop corn… che nelle sale d’essai sono introvabili e forse persino vietati! Poi il concorso da 4.000€ collegato al film... insomma, avevo paura.
Sarà la solita provocazione, sarà la solita provocazione, sarà la solita provocazione.
Ma ormai sono seduta sulla poltroncina rossa. Resto estasiata dalla Sua immagine riflessa (prima inquadratura) sui vetri del palazzo-location mostrato con una panoramica verticale che con la mente mi fa andare immediatamente al Cinema di Wenders-Antonioni dell’ultimo Divino Episodio di “Al di là delle nuvole”.
Sono sempre più confusa: una commedia? E d’improvviso il Regista comincia pure a parlare, a spiegare come si fa una perfetta commedia (aggiungerei americana stile anni ’50... Lars mica sei Hitchcock per dio). Comincio a farmi la mia analisi mentale e sono costretta ad infilarci la dimensione metacinematografica rafforzata dallo straniamento imposto allo spettatore dalla tecnica dell’Automavision (e sì Lars, non sei neanche Kubrick, per fortuna) che annulla la trasparenza del mezzo. Penso a quel montaggio assolutamente contro il linguaggio del cinema (per forza con una sola camera!), contro quello “classico”, penso addirittura a Benjamin! Una commedia? Poi iniziano le situazioni buffe e le battute a cui la gente ride persino… e io vado con la mente a Dancer in the dark, Onde del destino, Idioti… MEDEA! Ridere? Non ci riesco, sono tesissima, cerco di consolare la mia mania intellettualoide con la critica sociale persino troppo facile che traspare in sottofondo. Un personaggio serissimo che mi sta seduto a fianco se ne va a metà film! Oddio, forse desidero farlo anch’io! Il film finisce e mi sento completamente a disagio in mezzo alla folla di persone serie col viso troppo serio… dove sono quelli che ridevano nel buio? Almeno posso aggrapparmi a loro per dire: ti è piaciuto è? Bello è? Poi comincio a riflettere sull’ultima frase detta dal regista ma soprattutto sul finale. Comincio a camminare più leggera, quasi impettita. Arrivo alla macchina che ormai ogni impressione negativa è svanita e resta solo entusiasmo. E’ uno stupendo finale perfettamente trieriano. Niente buonismo. L’attore, l’arte si prendono sulla vita una bella rivincita. Mi sento sollevata, non è un film popolare (nel senso stupidamente generico e quindi negativo s’intende) e se ha richiamato pubblico è perché Lars sa il fatto suo. Si prende gioco delle regole cinematografiche e sociali ma allo stesso tempo fa un grande Film. Fregatevene di Dogma, non l’avete ancora capito? L’IDEA è la cosa più importante.
Niente da fare denigratori, è Stupendo anche questo.
Il grande capo ha anche un grande pene? … finalmente rido e mi godo persino il monologo dello spazzacamino nel paese senza camini. A qualcuno basta una tenda per fare un sipario.

(...e così ho schivato(?) la bacchettata Trieriana)


Ho visto anche "Pasolini prossimo nostro", fra l'altro "presentato" da quella splendida animazione che è "Essere morti o essere vivi è la stessa cosa" di Toccafondo.
Mi sono persa in quel viso scavato, gli occhiali all'Allende, e l'ho ascoltato parlare con emozione. Rabbrividivo davanti lo slow motion che ritardava quelle occhiate.
Sono rimasta sconvolta dall'odio che lo ha circondato, non che non lo sapessi, ma trovarsi in mezzo a tanti velenosissimi articoli di giornale (la proiezione era accompagnata da una mostra) tutti in una volta è stato un grosso pugno. Sono rimasta sconvolta anche dalla Sua rassegnazione. Un mondo talmente bello da commuovere e un mondo marcio che coesistono.
L'artista che si chiede perché dipingere se l'arte è già così bello sognarla soltanto nel Decameron e poi Salò.
L'anarchia del potere.
Sento un debito inestinguibile, un'immensa riconoscenza per uno dei "nostri" (se ne voleva andare ma non lo avrebbe mai potuto fare) più grandi in assoluto. Mi ha positivamente sconvolto il modo in cui parla del cinema in quell'intervista e sconvolgerebbe chiunque, come me, contende l'amore a 1/24 al secondo con quello letterario.


Yaaaawwwnn...Non si è mai vista una cinefila che va a letto presto...Buonanotte!

E sono di nuovo fregata, di nuovo perdono il cinema e mi ci perdo.

3 commenti:

Gabriele ha detto...

Tu dici di non essere la Sara che vorresti essere. La mia Sara é quella che mi fa emozionare leggendo un suo post.

guccia ha detto...

Più che far emozionare forse traspare fra le righe la mia di emozione. Mi era impossibile scrivere una lucida analisi tecnica su due film come quelli. Forse non è un male, anche se fa male, che continuo a cercare di essere. Di sicuro ci sei Tu che mi fai emozionare leggendo un tuo commento.

Diego D'andrea ha detto...

Ciao... bel post... il film se ci riesco andrò a vederlo in settimana... grazie per avermene servito un aperitivo su un bel vassoio ;-)
Saluti D