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18 novembre 2007

Il sorriso di Haidi Giuliani


Per tornare a Genova ho preferito la solitudine. Avevo bisogno di pensare, rivivere tre giorni oltre il finestrino di un treno che ha attraversato alcune fra le zone più squallide di un'Italia martoriata da quell'economia fallimentare che doveva farla crescere. Fra scheletri di umanità e edifici grigi come le zolle dei campi, mi accompagnavano ragazzi che infilavano il naso nei cellulari perché non c'era niente da vedere. Cercavo di riavviare quella parte di cuore che sei anni fa si è fermata e non ha mai più voluto saperne di ripartire, ogni suo piccolo tentativo, infatti, veniva regolarmente ucciso dai tanti che si permettevano di giudicare attraverso i giudizi di altri. Portavo a Genova un fardello di sei anni di coltellate. Le scheletriche geometrie della peggiore pianura padana mi hanno lasciato, tremante di freddo, alla stazione di Tortona. Per me, ragazza di mare, un non-posto di scortesia. Poi è arrivato il treno per Genova e i denti erano talmente stretti da scricchiolare. Quando ho cominciato a sfogliare la mia copia del Manifesto una signora di mezza età mi ha aggredita: "cosa state facendo a Genova?". Un'altra avvertiva casa di non venirla a prendere in stazione, tanto ci sarebbero volute ore ad arrivare perché la stazione, secondo lei, era occupata dai manifestanti. Sguardi sprezzanti. Ero basita, cose che succedevano decenni fa... quando Guccini cantava "e alcuni audaci in tasca l'Unità".
E non c'era cuore che intendeva rimettersi in marcia.
Ma, attraverso i finestrini, il paesaggio andava facendosi più accogliente e Genova ci attirava nel suo cuore di terra, attraverso le sue tante gallerie, sopra i suoi ponti sospesi sul mare.
Ero sola, il mio viaggio richiedeva solitudine e avevo bisogno di arrivare, per questo ho evitato di prendere uno dei treni speciali. Ricordavo l'assurdo ritardo che ci avevano fatto accumulare sei anni fa, le minacce alla stazione di Brignole dove celerini continuavano a caricare dopo tre giorni di continue e assurde violenze e non ci permettevano di andarcene da quell'inferno di apnea, di farci riprendere, seppure per sempre asmatici, a respirare.
Avevo la cartina, ma non serviva, un mare di gente mi indicava la strada. Il popolo di Genova lo riconosci dalle gonne colorate, i sorrisi ai quali fanno corona i rasta, gli zainetti carichi di panini e merendine per il lungo viaggio, i tanti lunghi viaggi.
E, fra quel mare di gente, gli amici di sempre. Gli stessi con cui ho affrontato la paura di morire, il bisogno di difenderli e di essere difesa. E anche loro, come me, avevano totale fiducia in ogni testa e cuore di quel corteo, ma non si fidavano dei celerini nascosti dal prefetto su richiesta del sindaco e continuavano a spiare i tetti sopra le nostre teste, gli stessi da cui partivano lacrimogeni che ferivano la testa, che lasciavano ragazzi svenuti in terra e poi massacrati. Guardavamo con terrore la sopraelevata che accompagnava il corteo per la quasi totalità del percorso. Ma vedevamo anche i sorrisi di chi forse in quei giorni non c'era, ma che ha saputo, è inorridito, e ne ha fatto anche la sua battaglia. Soprattutto ci è capitato di vedere Haidi. E Haidi rideva di quell'abbraccio collettivo. E noi scioglievamo il nostro cuore bloccato nel suo sorriso, ci sentivamo un pò tutti suoi figli e Carlo nostro fratello, un fratello che ha difeso i suoi fratelli minori, più spaventati, più impreparati e ha pagato anche perché noi riportassimo intere le nostre teste alle nostre madri, perché avessimo il tempo di correre, quello che ci avevano detto di fare a casa, ma quello che non era possibile fare senza le barricate, senza chi, lanciando pietre, rallentava la marcia impazzita di uomini che non rispondevano più neanche agli ordini del comando di polizia.
Genova, col sorriso di Haidi, ci ha rimesso in marcia i cuori, ha riacceso la speranza che Genova, che ci ha concesso una riappacificazione, resti memoria della follia, impensabile, che non ha più pretesti per riesplodere. Genova sia adesso una grande famiglia che difende alcuni dei suoi componenti che stanno pagando per aver avuto bisogno di difendersi, che chieda giustizia, che permetta alla famiglia di Carlo di avere un minimo di pace, se è più possibile, che vigili affinché questo meccanismo di morte, violenza e pazzia si fermi una volta per sempre e le persone possano riavere la libertà, le piazze, che in Italia non serva coraggio per difendere le proprie idee.
Ho camminato come fossi un tutt'uno con un corteo silenzioso, rispettoso, determinato. Un silenzio che è esploso in un boato di rabbia arrivati nella zona in cui non era concesso esistere, ma che si è subito spento. Con i ragazzi, le donne, gli uomini, gli anziani e i bambini del corteo ho riconciliato le mie emozioni devastate, ho sentito che non sono sola nel mio dolore, nelle mie paure che a tutt'oggi svegliano il mio sonno nervoso.
E poi mi sono lasciata ingurgitare di nuovo dalle gallerie di Genova e le paure pietrificate che da sei anni comprimevano il mio respiro si sono sciolte e ho respirato a pieni polmoni un'aria libera da gas, oggi e sempre.
Ragazzi in marcia! La storia siamo noi, lo eravamo nel '45 e lo siamo stati sei anni fa e ieri.

12 commenti:

Franca ha detto...

«E se credete che tutto sia come prima, perché avete votato ancora la sicurezza e la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte: per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti».
Un genovese

guccia ha detto...

La stessa rabbia, le stesse emozioni. Se Fabrizio ci fosse stato, sarebbe stato in piazza con noi ieri e, infatti, i più attenti ce l'hanno visto.

Finazio ha detto...

molto emozionante, davvero. Grazie.

chit ha detto...

La storia insegna che le verità prima o poi affiorano. Noi non possiamo far altro che continuare a chiederle e far si che la memoria non venga meno.
Lo richiede il buonsenso, lo richiede la giustizia!

Gianfranco ha detto...

Ero venuto qui per lasciare il commento di franca, sono stato anticipato...

Ed ha detto...

Lo sarete sempre la storia!
Questa manifestazione e quella di Roma, a prescindere dai numeri, mi ha nno riscaldato il cuore. Bella storia!

guido arci camalli ha detto...

son contento si sia manifestato pacificamenter

Carlo ha detto...

Guccia, bellissima, emozionante (come il tuo post), pacifica (ma non avevo dubbi). Fabrizio sarebbe stato sì in piazza con noi...

Damiel ha detto...

Un bellissimo post. Un abbraccio.

Laura ha detto...

Complimenti per il post!, e non solo ;)

Marco ha detto...

Mi hai fatto venire i brividi!!!!!

"Ragazzi in marcia! La storia siamo noi, lo eravamo nel '45 e lo siamo stati sei anni fa e ieri"
Dopo aver letto questa frase mi sono davvero emozionato!!!

honeyboy ha detto...

che bel post, emozionante!