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18 giugno 2007

Mondo piccolo

Oggi ho qualcosa da raccontare.
Ieri ho attraversato la pianura padana, una pianura senza orizzonte, un orizzonte nascosto dalle distese di granturco, un granturco che dalle sponde dell'America ci è venuto a togliere l'orizzonte. Tutto è più grande in America, il grano, invece, non ruba agli occhi un pezzo di cielo. Ho comprato orecchini che suonano ai miei passi, e che forse hanno suonato ai passi di chissà chi altro, in un mercatino di cose vecchie intorno ad un castello con un fossato di acqua scura, mentre donne contrattavano sul prezzo. Mi sono lasciata catturare dalla strada inseguendo alcune note svanite di blues. Sono arrivata in un parco e alcuni anziani stavano giocando ad un vecchio gioco quasi del tutto dimenticato: alla morra. Tre! Cinque! Sette! Quattro! Battevano i pugni sul tavolo con mani forti di calli, si complimentavano e insultavano a vicenda. Vicino al monumento ai caduti della prima guerra mondiale (con aggiunta della seconda) c'era un piccolo ristorante giallo, ravioli in riduzione di Fortana, la vecchia, le crostate, il Rosso Conero: pallido riflesso di casa. Le due donne che lo gestivano erano scappate dalla città e si godevano quella campagna disturbata solo dal ronzio delle zanzare. Ci siamo arrampicati sull'argine del fiume, dove il Taro si getta nel Po, abbiamo visto appese le reti dei pescatori, vicino alla porta i loro stivali infangati di fatica.

E Maria è riuscita a comprarsi una cantina dove vivere, ci darà le chiavi, nel caso le succeda qualcosa. Nel fresco della sera, davanti a quella porta finalmente sua, ci ha regalato un pezzo della sua vita:
Dovevano andare dalla partoriente ma li avevano avvertiti che c'erano i fascisti nel paese attraversato dalla via che stavano percorrendo. I fascisti chiedevano i documenti. Si erano inerpicati per le colline ed erano riusciti a girarci intorno senza che nessuno se ne accorgesse, tranne qualche pastore. Erano arrivati alla casa al tramonto e Maria aveva visto le ombre allungarsi, la notte abbracciare le mura tremanti di freddo. Non c'era luna e, vicino alla donna, era appoggiato l'unico lume. Il padre aspettava nella stanza accanto, senza poter leggere né bestemmiare. Hanno bussato i militari. L'uomo, con l'unico lume, è andato ad aprire ai bersaglieri. Il bambino nel frattempo nasceva. Mentre i militari entravano nella luce, il bambino nasceva al buio.

Infine abbiamo scoperto una lapide a testimonianza, prima che la memoria cancelli il ricordo, della strage ad opera dei bombardamenti americani. Quel ronzio e quegli scoppi raramente distruggevano ponti, più spesso vite e case. E mai hanno distrutto binari a senso unico.

A presto, torno a vendere libri e giornali sotto un cielo nuvoloso mentre rondini cacciano nel vento appena sopra la pieve.

6 commenti:

Gloutchov ha detto...

Che belle storie che ti capitano. e io, tutto il giorno qui chiuso in un ufficio :(

Ed ha detto...

Mi ha fatto venire in mente Comma 22 di Joseph Heller: li avevano mandati a bombardare Ferrara senza una precisa ragione e avevano sganciato le bombe nell'Adriatico...

guccia ha detto...

io ho sentito in particolare testimonianze di paesi distrutti interamente per il solo gusto di girare un documentario sulla guerra da portare a casa (e dopo che la guerra era già finita). Da brivido.

unonn ha detto...

Hai un'edicola?

guccia ha detto...

Il mio compagno, con cui convivo, ha un'edicola/libreria. Quando posso do una mano ;)
E speriamo di venderla per trasferirci a Bologna. Lavoro molto interessante ma duro, sveglia alle cinque di mattina e lavoro anche di domenica (una sì e una no). Però quanti discorsi affascinanti...

Gloutchov ha detto...

:))

E' la suspance dove la mettiamo??? eh..eh..